Grecia

Non intendiamo qui parlare dello splendore della Grecia Antica, che ha regalato al mondo la più alta speculazione filosofica di tutti i tempi e le più raffinate espressioni d'arte. Vogliamo invece parlare della Grecia dei tempi del Nuovo Testamento, quando essa è diventata una provincia dell'Impero romano, con il nome di Acaia. Pur ridotta di presitigio e di potenza, la Grecia rimase sempre, per gli stessi romani, un punto di riferimento, soprattutto perchè la lingua greca, nella forma della cosiddetta "lingua comune", Koinè Dialektos era ormai diventata la lingua universale del tempo, tramite di cultura e di scambi commerciali. Gli autori del Nuovo Testamento scrivevano proprio in questa lingua, per universalizzare il messaggio cristiano. Per primo S.Paolo si aventurò in Grecia per annunciare il Vangelo, sbarcando dapprima nella Macedonia, visitando quindi Filippi, Tessalonica, Bereia, per puntare direttamente su Atene. Ma l'ambiente ateniese era troppo legato al suo passato per accettare l'innovazione religiosa del Vangelo, e l'Apostolo ne fece ben presto esperienza. Dopo aver preannunciato un bellissimo discorso all'Aeropago della città, i filosofi ateniesi lo licenziarono garbatamente dicendogli: "Ti ascolteremo un'altra volta". Ben diverso fu invece il successo che San Paolo ebbe a Corinto, città cosmopolita, ricostruita interamente sotto Giulio Cesare, un secolo prima (44 a.C.), dove la fede venne accolta in maggior parte dai ceti umili e dai lvoratori, per i quali non esisteva una tradizione culturale. La data del soggiorno di Paolo a Corinto si può conoscere con certezza per la sua coincidenza con il proconsolato di Gallione nell'Acaia, che una iscrizione rinvenuta a Delfi permette di datare nel 52 d.C.

Per il pellegrino cristiano il fascino dell'Antica Grecia si coniuga mirabilmente con la memoria del primo incontro del continente europeo con l'annuncio del Vangelo. Da qui nacque quella Grecia cristiana che per secoli ha dovuto sostenersi e difendersi dagli attacchi turchi. Ne sono testimonianza le splendide "Meteore", i caratteristici "Monasteri nell'aria", sospesi fra cielo e terra, alla sommità di gigantesche rocce grigie levigate che si ergono nella pianta del fiume Peneo. Siamo a Kalambaka, nel cuore della Tessaglia, dove secondo la tradizione si trova la dimora degli dei, la mitica terra dei Centauri. In questo paesaggio fra i boschi, le gole e i paesi pittoreschi spuntano le Meteore. Inaccessibili, ricchi di icone e di affreschi, sedi di eremiti e di monaci, i monasteri ebbero funzione di rifugio durante le lotte fra l'Impero serbo e quello bizantino già a partire dal 1360 e raggiunsero la massima fioritura nel XVI secolo. Fu in questo periodo che i monasteri arrivarono al numero di ventiquattro e da più di seicento anni sfidano e invitano i pellegrini e i visitatori da tutta la Grecia in questo bellissimo e remoto centro della cristianità.